Canali di segnalazione del Whistleblowing

Relativamente ai canali di segnalazione del whistleblowing è possibile distinguere:

  • canale interno;
  • canale esterno;
  • divulgazioni pubbliche;
  • denuncia all’autorità giudiziaria o contabile ove ne sussistano i presupposti.

Focalizzando l’attenzione sulle prime due tipologie, giova all’uopo evidenziare che la scelta dei canali di segnalazione del whistleblowing non è rimessa alla discrezionalità del whistleblower in quanto, in via prioritaria, è favorito l’utilizzo del canale interno e, solo al ricorrere di una delle condizioni specificamente previste, è possibile effettuare una segnalazione esterna. Più nel dettaglio:

  • I canali di segnalazione interna rappresentano il primo nonché più immediato riferimento per i potenziali soggetti segnalanti. A tal riguardo occorre rammentare la Direttiva europea che, esattamente all’art. 7, par. 2, sancisce: “Gli Stati membri incoraggiano le segnalazioni mediante canali di segnalazione interni prima di effettuare segnalazioni mediante canali di segnalazione esterni, laddove la violazione possa essere affrontata efficacemente a livello interno e la persona segnalante ritenga che non sussista il rischio di ritorsioni”.
  • I canali di segnalazione esterna costituiscono il necessario contrappeso al corretto funzionamento dei canali interni.

In particolare, un potenziale segnalante può effettuare direttamente una segnalazione esterna solo laddove sussistano determinate condizioni:

  • Nell’ambito del suo contesto lavorativo non vi sia l’obbligo di attivare un canale interno per le segnalazioni;
  • Il canale interno per le segnalazioni non sia stato attivato;
  • Il canale interno per le segnalazioni non sia conforme alla legge e, in tal caso, il soggetto segnalante ha l’onere di dimostrare tale difformità;
  • Sia stata fatta una segnalazione interna a cui, tuttavia, non sia stato dato seguito;
  • Il segnalante abbia fondati motivi per credere che non verrebbe dato seguito ad una segnalazione interna (in tale ipotesi, in capo al segnalante grava un onere la cui dimostrazione appare particolarmente complicata);
  • Il segnalante abbia fondati motivi per ritenere che la segnalazione interna possa determinare il rischio di ritorsione;
  • Il segnalante abbia il fondato motivo di credere che la violazione possa costituire un pericolo imminente o palese per il pubblico interesse.

L’autorità designata alla ricezione delle segnalazioni esterne è l’ANAC, la quale è tenuta a fornire un riscontro al segnalante entro tre mesi (che possono eventualmente estendersi fino a sei ove ricorrano giustificate e motivate ragioni) dalla ricezione della segnalazione.

Il riscontro fornito entro il suddetto termine non deve necessariamente essere definitivo ma, in ogni caso, ANAC deve comunicare l’esito finale della sua attività, che può consistere in:

  • Archiviazione;
  • Raccomandazione agli enti;
  • Sanzione amministrativa;
  • Trasmissione alle autorità competenti.

A cura di Roberta Rita Mattiolo