SOCIAL MEDIA MANAGING. Pilastri instabili

SOCIAL MEDIA MANAGING. Pilastri instabili

-Articolo della Dott.ssa Giada Materazzo-

Il social media managing (gestione dei social media, in italiano) è il processo di creazione, programmazione, analisi, ascolto e coinvolgimento dei contenuti pubblicati sulle piattaforme di social media, come Facebook, Instagram e Twitter, ma non solo.

Questi strumenti e servizi possono aiutare ad automatizzare questi processi, il che può farti risparmiare tempo, migliorare la produttività e sfruttare il potenziale del tuo pubblico. Questi tre pilatri fondamentali sono considerati come la motivazione che dovrebbe spingere qualcuno a usufruire del servizio del social media manager (che da qui in poi chiameremo SMM) o di iniziare a gestire i social con molta più attenzione. In realtà, io vi dico che non è così: le gestione di social richiede tempo – e già abbiamo abbattuto il primo pilastro -, che se viene a mancare non implementa la produttività, ma la moltiplica – implementazione e moltiplicazione sono due concetti molto diversi, quasi agli antipodi: implementare significa rendere operante, attivare, realizzare o, in informatica, realizzare concretamente una procedura partendo dalla sua definizione logica, mentre moltiplicare significa semplicemente moltiplicare, fare di più – non migliorare. Se non miglioriamo, come possiamo sfruttare il potenziale del nostro pubblico? Nessuno ci seguirà, nessuno si interesserà a noi, e nessuno ci seguirà sui nostri social.

Il social media managing è un lavoro a obiettivi.

Se il mio obiettivo è sfruttare il potenziale del mio pubblico (in termini tecnici audience) devo capire cosa si aspettano da me. È vero, non dobbiamo vivere di aspettative ma molte volte facciamo l’errore di riporle negli altri: ed è qui che vengo al punto. I social media sono la trasposizione della realtà offline nella realtà online, è un secondo mondo nel quale viviamo, quello che a breve sarà il metaverso. E dunque, chi è il SMM? Il SMM è una figura professionale con i seguenti incarichi:

  • Social media analyst: Monitoraggio e reportistica, trasformazione dei dati in azioni utili per migliorare la performance del brand. Strumenti del social media listening: fase di analisi e conversazioni (da parte degli utenti), performance del brand e dei relativi competitor

 

  • Social media community manager: gestione, animazione e moderazione della community (commenti e messaggistica, contatto stretto con l’utente d’arrivo)

 

  • Social media content manager: progettazione e pubblicazione del contenuto, gestione della comunicazione e del linguaggio: grammatica, linguaggio e strumenti social, creazione e gestione della strategia (a volte coincide con il social media community manager).

 

  • Social media adverstiser: gestione delle campagne pubblicitarie, progettazione, ottimizzazione, test e analisi delle campagne social e conseguente propensione verso il risultato, l’analisi e il testing (talvolta affiancato da figure come copywriter, graphic designer, video maker).

 

Dunque, per implementare il nostro profilo dobbiamo (i) analizzare il nostro profilo e i suoi insights, i dati; (ii) tenerci in contatto con la community – che non è altro che la nostra audience, ovvero le persone che decidono di seguirci; (iii) creare dei contenuti; (iv) pubblicizzarci. Migliora la produttività? Sì. Una volta ingranato il meccanismo ci renderemo conto che il risparmio del tempo, il miglioramento della produttività e lo sfruttamento del potenziale del pubblico non sono le nostre basi, ma i nostri obiettivi. E questo è il nostro punto di partenza.

SOCIAL MEDIA MANAGING. Pilastri instabiliDott.sa Giada Materazzo

Mediatrice Linguistico Culturale

Comunicazione, progettazione ed euro-progettazione

SMM

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Categories: Articoli